Olaf Heiseler con due colleghi di Cutlite Deutschland allo stand Cutlite Penta in fiera
Olaf Heiseler: quarant'anni fra plasma e laser
Olaf Heiseler con due colleghi di Cutlite Deutschland allo stand Cutlite Penta in fiera

Quarant'anni fra plasma e laser: Olaf Heiseler e la potenza che non basta

«La macchina giusta non si sceglie mai solo sulla potenza.» Lo dice uno che ha quasi quarant'anni di taglio industriale alle spalle, tre libri sul laser e un mestiere fatto di installazioni e collaudi.

Olaf Heiseler lavora in Cutlite Deutschland GmbH come tecnico, formatore e installatore. È stato due settimane in formazione nella sede di Prato e ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda: cosa fa ancora bene il plasma, dove il laser lo ha superato, e che cosa guarda un tecnico tedesco prima di firmare il collaudo di una macchina.

Chi è Olaf Heiseler

Olaf Heiseler ha quasi quarant'anni di esperienza nel taglio industriale e lavora in Cutlite Deutschland GmbH. È tecnico, formatore e installatore, e ha scritto tre libri dedicati al laser.

Il suo percorso è passato per turni in produzione, centri demo, installazioni in diversi paesi e la responsabilità su parchi macchine grandi. È un profilo raro: chi ha fatto insieme il collaudo e la formazione ha una prospettiva che non si costruisce leggendo le schede tecniche.

La prima rivoluzione: dal CO2 al fibra

Olaf inizia con i laser CO2, specializzandosi in assistenza e manutenzione. Quando arrivano i primi laser fibra capisce presto che avrebbero preso il posto del CO2, per due ragioni molto concrete: non c'è più il percorso ottico fatto di specchi da allineare e mantenere, e le potenze disponibili salgono a un ritmo che il CO2 non poteva seguire.

È la prima transizione tecnologica che ha visto da dentro. La seconda, dice, è quella in corso adesso: l'aumento delle potenze ha ampliato il campo di applicazione del laser a spessori che prima non gli appartenevano.

L'interno della cabina di una PLUS, con il carro e la testa di taglio sopra le zanche
Dentro la cabina: nel laser fibra non ci sono specchi da allineare, ed è una delle ragioni del cambio di tecnologia.

Cosa fa ancora bene il plasma

Su questo punto Olaf è preciso, e vale la pena riportarlo per intero, perché è la parte che di solito viene tagliata. Il plasma ha caratteristiche che tengono ancora:

  • semplicità operativa: è una tecnologia che si gestisce con meno variabili
  • capacità di tagliare spessori molto elevati
  • resta una soluzione efficace quando la qualità del bordo e la precisione non sono prioritarie

Quest'ultima è la condizione che decide tutto: se il pezzo va comunque ripreso, o se la tolleranza è larga, il plasma continua a fare il suo lavoro a un costo più basso. Non è una tecnologia scomparsa, ed è un errore raccontarla così: i nostri stessi clienti la tengono in officina accanto al laser.

Dove il laser lo ha superato

Detto questo, il confronto si è spostato molto. Con le potenze di oggi, secondo Olaf, il laser porta cose che il plasma non dà:

  • precisione superiore e ripetibilità sul pezzo
  • qualità del bordo più pulita, con meno riprese a valle
  • geometrie complesse e fori di piccolo diametro, che al plasma sono difficili o impossibili
  • un campo di spessori che si è allargato via via che le potenze sono cresciute

«Oggi possiamo tagliare con il laser spessori che in passato erano dominio esclusivo del plasma», spiega Olaf. È la frase che riassume il momento: sui numeri il divario si è chiuso, sulla qualità il laser era già davanti.

La scritta 60 kW ritagliata al laser in acciaio di forte spessore, appoggiata su un banco
«60 kW» tagliato nell'acciaio: sulle facce di taglio si legge cosa fa oggi l'alta potenza.

Cosa succederà al plasma, secondo lui

La previsione di Olaf non è la scomparsa, ed è più interessante proprio per questo: il plasma perderà terreno fino a diventare una tecnologia di nicchia per lavorazioni molto specifiche. Nel frattempo, in officina, si vede questo:

  • meno macchine al plasma per il taglio piano
  • più sistemi laser che coprono da soli un campo produttivo più ampio
  • più flessibilità per chi produce, perché una macchina sola copre più lavori
  • un processo confinato in cabina, con l'operatore fuori dalla zona di lavoro

Il plasma non scomparirà dall'oggi al domani, ma diventerà una tecnologia di nicchia per lavorazioni molto specifiche.

Perché ha scelto Cutlite Penta

Olaf ci ha conosciuti in fiera, e poi è andato a vedere le macchine in funzione dai clienti, in Finlandia e altrove. Questo è il modo in cui un tecnico valuta un costruttore: non dallo stand, ma dalla macchina che lavora da due anni in casa di qualcun altro.

Quello che ha fatto la differenza, dice, è la fiducia nella qualità costruttiva, nei materiali e nella sicurezza dei sistemi. C'è una ragione professionale precisa dietro questa attenzione: dopo anni di installazioni e collaudi, sa quanta responsabilità tecnica ricada su chi firma l'approvazione finale di una macchina. Per questo ha rifiutato più di una proposta da costruttori sulla cui qualità costruttiva non era disposto a metterci la firma.

«In Cutlite Penta ho trovato un'azienda in crescita, aperta al miglioramento continuo e con una forte attenzione al rapporto umano e professionale.»

Il team Cutlite Penta e Cutlite Deutschland allo stand in fiera, sotto l'insegna
Il team allo stand: Olaf ci ha conosciuti in fiera, poi è andato a vedere le macchine dai clienti.

Il mercato tedesco: la potenza non è il primo criterio

Questa è la parte dell'intervista che vale la pena leggere due volte, perché va contro il modo in cui questa tecnologia viene venduta. Secondo Olaf, la scelta della macchina non deve mai basarsi solo sulla potenza.

Una potenza più alta taglia più veloce, è vero. Ma richiede anche una logistica, un'organizzazione e un personale capaci di stare dietro a quel ritmo. Se la macchina taglia in metà tempo e il materiale arriva e parte con gli stessi tempi di prima, quella potenza è pagata e non usata. Prima di guardare i kilowatt, dice, vanno guardati:

  • il mix reale di materiali e spessori, non il caso limite
  • il carico e scarico: chi porta la lamiera alla macchina e chi porta via i pezzi
  • il formato giusto, che spesso è più piccolo di quello che si immagina
  • le persone: quante sono e come sono formate

Una potenza più elevata consente di tagliare più velocemente, ma richiede una logistica, un'organizzazione e un personale adeguati a sostenere quei ritmi.

Domande frequenti

Chi è Olaf Heiseler?

Un tecnico, formatore e installatore di Cutlite Deutschland GmbH con quasi quarant'anni di esperienza nel taglio industriale, autore di tre libri dedicati al laser. Ha lavorato con i laser CO2, ha visto l'arrivo del laser fibra e oggi si occupa di installazioni, collaudi e formazione sul mercato tedesco.

Il laser ha sostituito il plasma?

Non del tutto, e chi lo racconta così semplifica. Secondo Olaf Heiseler il plasma resta valido dove la qualità del bordo e la precisione non sono prioritarie e dove gli spessori sono molto elevati, mentre il laser ha preso il suo posto su precisione, geometrie complesse, fori di piccolo diametro e qualità del taglio. La previsione è che il plasma diventi una tecnologia di nicchia, non che scompaia.

Come si sceglie la potenza di un laser?

Guardando prima il mix reale di materiali e spessori, il sistema di carico e scarico, il formato della macchina e le persone che la useranno. Una potenza più alta taglia più velocemente, ma richiede logistica, organizzazione e personale in grado di sostenere quel ritmo: senza quelli, la potenza in più viene pagata e non usata.

Che differenza c'è fra laser CO2 e laser fibra?

Nel laser fibra non esiste il percorso ottico fatto di specchi da allineare e mantenere, e le potenze disponibili sono cresciute molto più rapidamente. Sono le due ragioni per cui, secondo Olaf Heiseler, il fibra ha preso il posto del CO2 nel taglio dei metalli.

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