La FHD 20 kW di Nuova Lamierprofil vista di fronte, con la lamiera sul banco
Nuova Lamierprofil: FHD 20 kW al posto del plasma
La FHD 20 kW di Nuova Lamierprofil vista di fronte, con la lamiera sul banco
NUOVA LAMIERPROFIL

Potevano prendere 30 kW, hanno scelto 20: la scelta di Nuova Lamierprofil

Le potenze proposte andavano da 12 a 30 kW. Nuova Lamierprofil ha preso 20, e non perché costasse meno: oltre i 20 kW cresce molto la velocità, non lo spessore.

Nuova Lamierprofil taglia per conto terzi dal 1977 e lavora dal millimetro ai 300 mm con ossitaglio, plasma, waterjet e piegatura. Il laser non era mai entrato in officina. Roberto Zurlini ci racconta perché a un certo punto il plasma non è più bastato, come si scelgono i kW quando l'obiettivo non è la velocità, e cosa è cambiato per operatori che venivano da anni di plasma.

Chi è Nuova Lamierprofil

L'azienda nasce nel 1977 con il padre di Roberto Zurlini. All'inizio è carpenteria; nei primi anni Ottanta arrivano i primi ossitagli manuali.

Poi la direzione cambia, e cambia in modo netto: a un certo punto la carpenteria viene abbandonata del tutto e l'azienda si dedica esclusivamente al taglio. È una scelta che va notata, perché è l'opposto di quella che fa la maggior parte delle officine: invece di aggiungere lavorazioni, ne ha tolta una per specializzarsi sull'altra.

Oggi il lavoro è taglio per conto terzi con cinque tecnologie in casa: ossitaglio, plasma, laser, waterjet e piegatura. Un particolare da tenere a mente per il resto dell'articolo: la fascia di spessori che l'azienda copre va dal millimetro ai 300 mm, e nessuna singola macchina la copre tutta. Il laser lavora una parte di quella fascia, non tutta.

Perché il plasma non bastava più

La spinta iniziale era sostituire un plasma con qualche anno sulle spalle. Ma la ragione vera stava a monte, e riguardava gli spessori su cui l'azienda lavora: «per gli spessori che tagliamo noi il plasma non garantiva la qualità di taglio richiesta, che è sempre più elevata e con tolleranze molto strette».

Le conseguenze erano tre, tutte concrete. Le lavorazioni diventavano più complicate. In certi casi il pezzo non era nemmeno fattibile al plasma e bisognava spostarlo sul waterjet, con tutto quello che significa in tempi e programmazione. E tenere il plasma a un livello di qualità accettabile costava: consumabili e utensili, in quantità.

È il punto in cui il confronto fra le due tecnologie smette di essere teorico. Su quando conviene l'una e quando l'altra abbiamo messo in fila le condizioni nella pagina plasma o laser, e la differenza fra waterjet e laser fibra sta in quest'altra. Qui la risposta era già arrivata dai pezzi.

La FHD 20 kW di Nuova Lamierprofil di lato, con un operatore alla consolle e il banco che si allunga a destra
La macchina che ha preso il posto del plasma, con il banco che si allunga per le lamiere da 12 metri.

I cinque requisiti che la macchina doveva soddisfare

La scelta non era scontata: sul tavolo c'erano proposte di diversi costruttori europei. Nuova Lamierprofil cercava una macchina in grado di fare cinque cose:

  • lavorare lamiere da treno, cioè da laminatoio e non da coil
  • arrivare a 35-40 mm
  • eseguire tagli inclinati, quelli che in officina si chiamano smussi
  • integrarsi con SigmaNEST, il loro software di nesting
  • gestire le sicurezze senza bloccare interi reparti

A illustrare le caratteristiche della FHD è stato Alessio Marrucci, Area Manager per Toscana e Marche. Sono due i punti su cui, secondo Zurlini, la nostra proposta è risultata più concreta: la gestione dei tagli inclinati e quella delle aree di sicurezza. Vale la pena fermarsi sul secondo, perché nei capitolati non compare quasi mai: una macchina che per fermarsi in sicurezza obbliga a fermare mezzo reparto costa ogni giorno, e non si vede in nessun preventivo.

Perché 20 kW e non 30

Questa è la parte più interessante dell'intervista, e va contro quello che si aspetterebbe la maggior parte dei lettori. Le potenze proposte andavano dai 12 ai 30 kW. I 12 kW erano troppo pochi per gli spessori dell'azienda. Ma anche salire era una scelta, non un automatismo: «salendo oltre i 20 kW aumentano molto le velocità, ma non in modo proporzionale gli spessori».

Il nostro obiettivo non è la velocità ma qualità e affidabilità.

Tradotto in pratica: la potenza in più si paga sempre, ma si incassa solo se hai il lavoro per tenerla occupata. Chi taglia commesse a tolleranza stretta su spessori medio-alti guadagna più da un processo stabile che da un tempo ciclo più corto. Su come sono cresciute le potenze abbiamo scritto a parte, ma il criterio resta questo: la potenza giusta è quella che serve al tuo mix, non la più alta disponibile.

Dodici metri di lamiera, e lo spazio che non c'era

C'è un secondo motivo dietro la scelta, e riguarda il pavimento dell'officina. Nuova Lamierprofil lavora molte lamiere da 12 metri. Con un banco da quella lunghezza, la FHD ha permesso di risparmiare spazio, evitando le macchine a doppio banco, che su questi formati diventano molto ingombranti.

E c'è un effetto collaterale che vale più di quanto sembri: mantenendo un banco singolo lungo, il modo di lavorare resta concettualmente simile al plasma. Per un'officina in cui gli operatori vengono tutti dal plasma, non è un dettaglio di layout: è metà della formazione risparmiata.

Il banco della FHD di Nuova Lamierprofil con una lamiera intera appoggiata sulle zanche, e il carroponte sopra
Una lamiera intera sul banco: e' questo il formato per cui la macchina e' stata scelta.

Operatori che venivano dal plasma: com'è andata

Alla domanda su come sia stato l'approccio a una tecnologia mai usata, la risposta è la più tranquilla dell'intervista: «è stato meno impattante del previsto». Gli operatori arrivano tutti da anni sul plasma. La macchina è diversa, e sotto certi aspetti più complessa, soprattutto a livello software, ma il concetto di base non era così distante.

Le procedure nuove sono state imparate e oggi vengono seguite correttamente. Detto senza retorica, è la cosa che di solito preoccupa più un titolare prima di firmare: non la macchina, ma le persone che ci andranno davanti. Vale la pena confrontarlo con un percorso quasi identico a pochi chilometri di distanza, quello di Officine Meccaniche Castelfiorentino, che con una FHD 20 kW ha sostituito plasma e ossitaglio.

Un operatore di Nuova Lamierprofil e Alessio Marrucci di Cutlite Penta davanti alla FHD
Un operatore di Nuova Lamierprofil con Alessio Marrucci, Area Manager per Toscana e Marche.

Quante volte hanno chiamato l'assistenza

«Solo in poche occasioni.» In alcuni casi la soluzione è arrivata da remoto. In un caso c'è stato un fermo macchina legato al chiller, risolto direttamente con il produttore del componente.

Riportiamo anche il fermo, perché un case study in cui non si è mai fermato niente non lo crede nessuno. Il bilancio di Zurlini è «nel complesso, nessuna grossa problematica», e su una macchina entrata in produzione da pochi mesi in un'officina che non aveva mai avuto un laser, questa è la frase che conta.

Come lavora oggi la macchina

La macchina è operativa da fine maggio e lavora principalmente in orario diurno. Qualche prova notturna è stata fatta, senza grandi benefici.

Se non c'è nessuno a controllare, diventa un rischio inutile.

È una posizione da tenere in conto quando si parla di ore macchina: il turno notturno non è gratis, e non lo è nemmeno il rischio. L'obiettivo dichiarato per il breve termine non è aggiungere turni ma aumentare le ore di taglio in quelli che ci sono già, che è il modo meno costoso di far rendere un investimento.

Cosa succede adesso, e se lo rifarebbe

Se le ore di taglio saliranno, l'ipotesi sul tavolo è un secondo laser, magari più grande. La lettura di mercato di Zurlini è precisa e vale la pena riportarla: l'ossitaglio gli sembra abbastanza stabile, il laser fibra va chiaramente verso un'evoluzione concreta. Detto da chi ha entrambe le tecnologie in casa, e quindi non ha motivo di tifare per una delle due.

Alla domanda se rifarebbe la scelta: «sì, senza dubbio». La motivazione non è entusiasta, è verificabile: «sapevamo con chi stavamo parlando e la macchina sta facendo quello per cui è stata acquistata».

E la chiusura è la definizione più asciutta di cosa vuol dire lavorare per conto terzi: «noi lavoriamo lamiere difficili, spesso arrugginite, con richieste molto spinte. Quello che mi aspettavo era che la macchina tagliasse tutto quello che le avevamo prospettato. E su questo sta funzionando come doveva.» Nessuna promessa superata, nessun record: quello che era stato detto in fase di offerta, la macchina lo fa.

Domande frequenti

Chi è Nuova Lamierprofil?

Un'azienda familiare nata nel 1977 che taglia per conto terzi, specializzata sugli spessori. Ha in casa cinque tecnologie: ossitaglio, plasma, laser fibra, waterjet e piegatura, e copre una fascia di spessori dal millimetro ai 300 mm. Il titolare è Roberto Zurlini.

Perché ha scelto 20 kW e non 30?

Perché oltre i 20 kW cresce molto la velocità di taglio, ma non in modo proporzionale lo spessore lavorabile, e l'obiettivo dell'azienda non era la velocità ma qualità e affidabilità. I 12 kW erano invece troppo pochi per gli spessori che taglia. La potenza giusta è quella che serve al proprio mix di lavoro.

Un laser fibra da 20 kW arriva a 300 mm?

No, e la distinzione è importante. I 300 mm sono la fascia massima che Nuova Lamierprofil copre nel complesso, con l'ossitaglio. Al laser da 20 kW chiedeva 35-40 mm, che è la banda su cui il plasma non teneva più la qualità richiesta. Sopra quella soglia il lavoro resta all'ossitaglio.

Quanto è difficile passare dal plasma al laser per un operatore?

Nell'esperienza di Nuova Lamierprofil meno del previsto: gli operatori venivano tutti da anni di plasma e il concetto di base non è così distante. La differenza vera sta nel software, che è più complesso. Aiuta anche il layout: un banco singolo lungo mantiene un modo di lavorare simile a quello del plasma.

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